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Se vince il NO! Se vince il SI!

Un po' di chiarezza!

 

IL SENATO

Se vince il No

Il Senato continua ad approvare leggi e a votare la fiducia.

I senatori restano 320 e sono eletti su base regionale.

Per votare bisogna avere almeno 25 anni. Per essere eletti 40.

Tutti gli ex presidenti della Repubblica sono di diritto senatori a vita e il Capo dello Stato in carica ne può nominare altri cinque.

 

Se vince il SI !

Solo la Camera dei deputati voterà la fiducia al governo e approverà le leggi. Con alcune eccezioni: ci vorrà l'ok anche di Palazzo Madama per le leggi costituzionali, quelle che riguardano minoranze linguistiche, referendum, trattati Ue, enti territoriali o l'elezione e la decadenza dei senatori.

Alle elezioni politiche si voterà solo per la Camera.

Il Senato rappresenterà le istituzioni territoriali e sarà composto da 100 membri, 95 scelti dalle Regioni (21 devono essere sindaci) e 5 dal Presidente della Repubblica ma solo per sette anni. Le modalità dell'elezione dei senatori verranno chiarite con una legge futura.

I senatori a vita restano in carica (e gli ex presidenti continuano a diventarlo).

Non è prevista indennità aggiuntiva per i senatori (non avranno due stipendi).

Resta l'immunità parlamentare.

Scompare il limite di età per essere eletti (si può avere anche meno di 40 anni).

 

L'ELEZIONE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Se vince il No

Il capo dello Stato viene eletto dal Parlamento in seduta comune con i 2/3 dei voti alle prime tre votazioni.

Dalla quarta votazione in poi il limite scende alla maggioranza assoluta (50%+1) degli aventi diritto.

 

Se vince il Sì

Il Presidente della Repubblica viene eletto solo da deputati e senatori, non ci sono più i 59 delegati regionali.

Nelle prime tre votazioni, servono i 2/3 degli aventi diritto (circa 500 elettori) per eleggere il Presidente. Dal 4° al 6° scrutinio sono necessari i 3/5 degli aventi diritto al voto (circa 440 elettori); dal 7° in poi, la maggioranza dei 3/5 dei votanti (cioè quelli che sono presenti e votano effettivamente).

 

Il Presidente della Repubblica potrà sciogliere unicamente la Camera e non più il Senato, essendo composto da rappresentanti regionali.

Il presidente della Camera, durante l'assenza del Capo dello Stato, ne fa le veci (attualmente questo compito è svolto dal presidente del Senato).

 

POTERI DELL'ESECUTIVO

 

Se vince il No

Il governo mantiene una generica procedura “abbreviata” (articolo 72) che riduce i tempi dei lavori per quanto riguarda decreti legge e provvedimenti urgenti.

I decreti legge sono ammessi solo in “casi straordinari di necessità e di urgenza”.

 

Se vince il Sì

Viene inserita, nella Costituzione, una “via preferenziale”, ossia il “voto a data certa”, che consente al governo di accelerare l'iter di approvazione di leggi ritenute importanti per il suo programma politico.

L'esecutivo può chiedere alla Camera di inserire un testo tra le priorità, per arrivare al voto definitivo in 70 giorni al massimo.

La Camera ha la possibilità di accogliere o meno questo iter.

 

LEGGI DI INIZIATIVA POPOLARE

 

Se vince il No

Per fare una proposta di legge di iniziativa popolare servono le firme di 50.000 elettori (articolo 71), oltre al testo della legge redatto in articoli.

Nella Carta non c'è la garanzia che queste proposte saranno discusse e votate.

 

Se vince il Sì

Ci vorranno 150.000 firme.

Viene introdotta la garanzia costituzionale che la legge di iniziativa popolare verrà discussa e votata in Parlamento.

 

REFERENDUM

 

Se vince il No

Per i referendum abrogativi rimane il limite minimo del 50%+1 degli aventi diritto per rendere valido il voto.

Nella Carta non c'è la garanzia che queste proposte saranno discusse e votate.

 

Se vince il Sì

Per i referendum abrogativi rimane il limite minimo al 50%+1 degli aventi diritto.

 

Se sono almeno 800.000 gli elettori a richiedere il referendum abrogativo, il quorum si abbassa al 50%+1 dei votanti alle ultime elezioni per la Camera dei Deputati.

Esempio: alle ultime elezioni politiche (2013) hanno votato, per la Camera, poco più di 34 milioni di elettori. Se un ipotetico referendum abrogativo venisse richiesto da 800.000 elettori, basterebbero circa 17 milioni di elettori + 1 (circa la metà di 34 milioni, appunto) per rendere valido il referendum.

Nascono, inoltre, due nuovi tipi di referendum: quello propositivo e quello di indirizzo.

Per decidere modalità ed effetti di queste consultazioni, serviranno prima una legge costituzionale e poi una legge ordinaria.

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